Brazilian Jiu Jitsu

Grappling

Il Grappling, conosciuto, anche, con la denominazione di “Submission Wrestling” è il nome con cui viene definita una specifica disciplina di lotta specializzata nel combattimento in piedi e a terra e finalizzata alla sottomissione dell’avversario senza l’utilizzo delle percussioni ma tramite tecniche come strangolamenti, leve, chiavi articolari o prese dolorose.

Il Grappling è uno sport di lotta tra i più completi in quanto in esso possono essere utilizzate le tecniche e i colpi di tutti gli sport di lotta.

                   

 

DISCIPLINE PRATICATE

MMA

MMA Varese

MMA Varese - Legio’s Team Fight Academy è parte di un network di palestre di mixed martial arts ufficialmente riconosciute da Alessio Sakara caratterizzata per la condivisone dei giusti valori e principi che hanno sempre contraddistinto lo sport.

Orientata al fine ultimo per la corretta diffusione delle mixed martial arts, ed alla formazione di atleti sia a livello dilettantistico che a livello professionistico.

In questo momento la situazione delle MMA in Italia è parecchio improvvisata, quello che ci siamo posti come obbiettivo è appunto di far parte di una Famiglia collegata in tutta la Penisola, dove la disciplina delle Mixed Martial Arts venga insegnata secondo i piu’ alti standard.

Il continuo aggiornarsi in team di fama mondiale, la possibilita’ di far parte di un gruppo diretto  da Alessio Sakara , sono le nostre garanzie.

Un altro punto di forza è far parte di un managment per atleti. La Legio’s Family ha contatti diretti con manager e talent scout in forza alle piu’ grandi promotion, questo può far si che si crei quindi una continuita’ per i nostri atleti.

MMA Varese

Scrima italiana


La scherma di coltello affonda le sue origini nella tradizione popolare italiana, al punto che ogni regione, può vantare uno o più sistemi di combattimento propri.

Fin dal 1200 abbiamo documentazioni che attestano che i duelli hanno fatto parte di un costume tradizionale tenuto sempre un po’ nascosto.

I maestri d’arme andavano nelle corti di tutta Europa ad insegnare a nobili e cavalieri l’utilizzo della spada, che ai tempi non era solo uno strumento per andare in battaglia, ma era spesso un ornamento che serviva per risolvere diatribe e difendere l’onore. Oppure militari in congedo che insegnavano tecniche di combattimento. Il popolo non poteva accedere alla nobiltà o alla borghesia, la quale poteva avvalersi di queste figure per imparare l’arte dell’armeggio. L’etichetta del tempo non prevedeva interazioni, collaborazioni o amicizie fra classi sociali così differenti ed è così che chi apparteneva al popolo doveva copiare tecniche e movimenti per poter imparare, creando su questi veri e propri metodi di combattimento.

Le spade avevano però un costo elevato per il popolo e così (intorno al 1600) il coltello, non fu più soltanto un compagno fedele sul lavoro, ma era alla portata di tutti, “un fedele compagno da tener in saccoccia”, recitava una poesia romanesca, ed è così che fra le vie dei quartieri il coltello diventò lo strumento per risolvere questioni fra uomini d’onore.

Da nord a sud del paese e sulle isole, la tradizione riporta alla luce diversi stili e sistemi di scherma di coltello, metodi sviluppati all’interno di consorterie malavitose e civili, una tradizione trasmessa per lo più per via orale e tramandata all’interno della famiglia.

Nell’ambito cittadino l’arma più usuale era il coltello, protagonista di duelli o più frequentemente come regolatore di conti. Come tutte le tradizioni, anch’essa va di pari passo con la storia del paese che la ospita e le leggi, in Italia, sono sempre state severe sul porto del coltello, facendo si che si ghettizzasse fino quasi a scomparire totalmente, come le così dette tirate o l’allenamento stesso, facendo così che movenze e tecniche venissero tramandate ed insegnate nelle danze popolari come la pizzica o la tarantella. Nell’Italia centrale, meridionale ed insulare esistevano scuole clandestine dove si insegnavano tecniche di coltello che appartenevano alle popolazioni genovesi, corse, romagnole, laziali, pugliesi, siciliane, piemontesi, calabre e campane o le tecniche adottate dalla forte malavita come ad esempio quella torinese e milanese. Questi vanno dalle “pazziate” napoletane alle tirate dei camorristi, necessarie per entrare nella famiglia, dalle liti romane con coltello e sassi, al falcetto piemontese o i diversi stili siciliani, fino al triangolo per regolare i conti di fronte a testimoni o fra le mura di un carcere e persino ai duelli con una giacca avvolta intorno al braccio come difesa e coltello nell’altra mano.

Per rendere l’idea della varietà di sistemi e della bravura di chi li utilizzava, i vicini svizzeri soprannominarono i tiratori italiani con l’appellativo di “chevaliers de couteau” (cavalieri del coltello).

Solo grazie a maestri depositari quest’arte è riuscita a sopravvivere fino ai nostri giorni e da qualche tempo si sta fortunatamente riscoprendo, grazie a studiosi, ricercatori e praticanti che ne riconoscono non solo il patrimonio storico culturale, ma anche la bellezza e l’efficacia della stessa, ridandogli luce per farla conoscere a tutto il mondo, così come avveniva nell’Italia di tanti anni fa.

 

Modern Arnis Kombatan

Il Kombatan è un sistema composto da classici e moderni sistemi di combattimento usati nelle Filippine.
Il Kombatan è uno stile di combattimento di Kali che venne sviluppato dal Grandmaster Ernesto Presas nella provincia orientale Negros nel Visayas.
Lo stile è noto per il doppio bastone, ma la versatilità e l’efficienza di questa arte rendono possibile il programma anche attraverso l’uso di queste altre armi: Bastone e coltello, bastone singolo, bastone lungo, bastone da sei pollici, daga, doppio coltello, dos puntas, machete e mani nude.
A differenze di molte altre arti marziali asiatiche, gli allievi di Kombatan imparano ad usare le armi e conseguentemente a difendersi da esse.
Questa arte, nonché filosofia di vita è insita nella popolazione filippina dove nelle aree rurali quotidianamente sia uomini che donne sono sempre a contatto con coltelli o altre lame per svolgere i loro lavori quotidiani dove l’arma è da sempre un prolungamento del braccio oltre ad un mezzo di autodifesa.
L’allievo imparerà infatti a contrattaccare disarmato vs armato, armato vs armato, armato vs disarmato.

Prerogativa del Kombatan è di preparare l’allievo al’uso delle armi e poi al combattimento disarmato, ciò grazie all’uso del bastone che insegna da subito a non commettere alcun errore di nessun tipo nel combattimento.
Una volta imparato a difendersi ad un attacco di bastone sarà semplice e ovvio difendersi a mani nude.
Particolare importanza è la ripetitività degli esercizi, attraverso anche lo sparring, che prepararno l’allievo a reagire istintivamente a determinati attacchi.
L’allievo grazie a questa arte marziale imparerà a muoversi fluidamente, migliorerà il coordinamento, i riflessi e si allenerà in maniera sempre efficace.
Kombatan, dopo anni di studio di tecniche e strategie è risultata essere un efficace e pratico sistema di auto-difesa.

Kombatan è riconosciuto dall’ IPMAF, International Philippine Martial Arts Federation.

 

 

 

Progressive fighting systems

Progressive Fighting Systems (PFS), è il nome del sistema di combattimento coniato da Paul Vunak.
Il PFS trae le sue origini dal concetto di Jeet Kune Do sintetizzato da Bruce Lee, evoluto nel tempo dal suo amico e allievo Dan Inosanto, che a sua volta fu il maestro di Vunak.
Paul Vunak, dopo aver fatto propri gli insegnamenti di Inosanto, revisionò il JKD adattandolo al moderno combattimento da strada e la difesa personale.
Nel PFS sono utilizzate e riadattate le tecniche della boxe occidentale e filippina, della Muay Thai e del Wing Chun per quanto riguarda il combattimento a mani nude; nel combattimento armato invece si ritrova il kali filippino, oltre alle tecniche proprie della PFS (coltello, bastone, armi occasionali); nel combattimento al suolo abbiamo tecniche derivanti dal BJJ (Brazilian Ju Jitsu) senza però dimenticare la Kino mutai (che sviluppa il concetto di anti lotta) che colpisce i tessuti più morbidi del corpo umano come gola, occhi ecc… utilizzando prese, morsi, e graffi.
Questo sistema di combattimento si differenzia da tutti gli sport da ring e le arti marziali tradizionali, perché il proprio campo da gioco non è un ring o un dojo, ma la strada dove non ci sono ne arbitri ne regole, dove l’aggressore può utilizzare armi di qualunque tipo (come bottiglie o cacciaviti) e sarà sempre più grosso di noi (difficilmente uno che pesa 50 Kg aggredirà uno che ne pesa 100 ed è più alto di lui). Per questo motivo le tecniche, utilizzate nel PFS, sono semplici ed efficaci, studiate per essere apprese ed adattate da una qualsiasi persona che sia donna o uomo, studenti od operai.
Parte fondamentale dell’allenamento è il concetto di self perfection e di self preservation, che vengono allenati con esercizi a pieno contatto (crash test) per far capire allo studente l’efficacia delle tecniche e per farlo abituare a situazioni più vicine possibili a quelle reali.
Merita particolare attenzione il R.A.T. (Rapid Assault Tactics), che è il sistema di concatenazione studiato appositamente per le forze speciali statunitensi, elaborato per essere appreso velocemente senza tralasciare però la massima efficacia. Il R.A.T. si basa su tre concetti fondamentali: intercettazione con distruzione, pressione, finalizzazione.
L’allievo analizzerà progressivamente tutte le varie distanze di attacco e difesa andando così a scoprire tutti i concetti che si celano e si sviluppano nel combattimento.

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